Aggiornato al 13/7/2010 con la sentenza del CdS

Il “nodo” della perequazione, o meglio del maggiore esborso a carico dei privati che concordano con il Comune di Roma meccanismi perequativi, verra’ in qualche modo sciolto dal Decreto Legge sulla manovra economica che sta per essere varato, e di cui in questi giorni tutti parlano per i tagli alla spesa pubblica, pensioni, sanita’, scuola eccetera.

Andiamo con ordine. Come abbiamo piu’ volte trattato (qui l’ultimo articolo), il Piano Regolatore di Roma e’ stato oggetto di diversi ricorsi giudiziari in relazione ai suoi meccanismi perequativi, ovvero a quelle previsioni che permettono di “spostare” cubature – gia’ destinate ad essere fatte da una parte – da un’altra parte, a condizione che vengano cedute al Comune aree, o immobili, e che in definitiva si paghi un “di piu'”Questo meccanismo serve a rendere piu’ ordinata la citta’,  a mettere per dire (semplificando) gli uffici con gli uffici e gli alloggi con gli alloggi, nonche’ a  dare al Comune, a costo zero, aree per servizi, posteggi, verde pubblico eccetera; le quali diversamente dovrebbero venire espropriate e quindi pagate, e di conseguenza potrebbero non aversi mai. Il meccanismo funzionerebbe, anche con vicendevole soddisfazione, se non fosse che i cosiddetti oneri, ovverossia i pagamenti riguardanti la trasformazione dei suoli, devono essere uguali per zona e per tutti, fissi e stabiliti. Mentre invece il meccanismo perequativo prevede una trattativa tra il Comune e il Privato proprietario, in modo che alla fine della trattativa il Privato ceda al Comune qualcosa (in piu’) in cambio del permesso di fare qualcos’altro (in piu’). Ma questo “qualcosa ceduto al Comune” e’ fatalmente di piu’  di quello a carico del vicino nonche’ maggiore (fino a + 66%) dei semplici oneri previsti su carta: e che una persona, a seguito di una trattativa, paghi piu’ di quello che e’ previsto non compare in nessuna legge, questo e’ il punto. Ed ecco che il meccanismo si e’ trovato inceppato e bloccato: come ha detto la Magistratura non esiste una legge gli faccia da base.

Dopo un batti e ribatti di sentenze contrastanti, attualmente il Piano Regolatore di Roma – per quanto riguarda il meccanismo perequativo descritto – e’ momentaneamente in vigore, in attesa del pronunciamento nel merito da parte del Consiglio di Stato atteso a momenti (1)  il quale, come abbiamo visto – in assenza di una norma – potrebbe rendere tutto quanto impossibile da praticare.

Ma se la norma non c’e’ si puo’ sempre, ovviamente, fare. Ed ecco che – pochi se ne sono accorti – nel DL “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e competitivita’ economica” presentato dal Governo a fine maggio, all’articolo 14 comma 16, nell’ambito delle disposizioni per gli enti Territoriali, al fine di garantire al Comune di Roma l’equilibrio economico finanziario nella gestione ordinaria, si prevede che il Comune possa aumentare fino all’80% gli oneri relativi al costo di costruzione (qui l’estratto del DL).

Questa norma permetterebbe di “sistemare” il “nodo” giuridico creatosi sul Piano Regolatore di Roma, e di attuarne, in qualche modo, il meccanismo perequativo. Naturalmente si tratta di una “pezza”, un rimedio messo a riparare una falla, non certo di una norma strategica. Riguarda infatti solo Roma, e non altri Comuni italiani. E si riferisce solo agli oneri relativi al “costo di costruzione”, non a quelli chiamati “oneri di urbanizzazione”, legati alla costruzione delle infrastrutture e dei servizi.  Del resto i maggiori introiti andranno a confluire nella cassa della spesa corrente, svincolati dal territorio e dalla loro provenienza. Di strategia si parlera’, dice il vento, passata la crisi.

(1) Aggionamento 13/7/2010: Il Consiglio di Stato ha emesso questa sentenza con la quale da’ ragione al Comune di Roma.

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Per approfondire: articolo di Modigliani e Cecchini da Urbanistica Informazioni (clic qui)

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